mercoledì 21 gennaio 2009

Campo



Là dove si è fermato il carro
i bambini non ridono più.
le donne non ballano
accompagnate dalla musica.
Là dove si è fermato il carro,
non si sentono i sospiri
del desiderio dei giovani amanti,
non si sente più il profumo
dell'amore libero.
I fiori sono stati coperti dal cemento,
non si sentono i rumori
degli alberi al vento.
Là dove si è fermato il carro
è cominciata la fine della libertà,
che non è mai esistita.
Là dove ci hanno fermato il carro
è ritornata la storia degli anni '40.
Là dove si è fermato il carro
hanno costruito un campo degli zingari.

Da: RICORDI di Antun Blazevic, Novembre 2002, pag. 63

martedì 20 gennaio 2009

Notte

Nel buio silenzioso le tue braccia forti mi avvolgono, la tua bocca premuta sui capelli mi bacia e mi sussurra dolci parole.

... E il mio cuore si riempie di quell'amore che mi doni.

giovedì 8 gennaio 2009

Ti vorrei dire

Ti vorrei dire che mi sono innamorato di te, ma ho paura che non mi crederai, per questo ti dico che ti voglio un mondo di bene.
Ti vorrei raccontare la storia della mia vita ma ho paura che ti spaventi, e per questo racconto le storie della vita degli altri.
Vorrei chiederti quale è il tuo desiderio più grande nella vita, ma ho paura di non poter esaudire e per questo non ti faccio le domande.
Te voglio cosi come sei con tutti i tuoi pregi e difetti, con il tuo sorriso e gli occhi che brillano quando me guardi, come se sapessi che è l’unico modo di scaldare il mio cuore zingaro.

Da RICORDI di Antun Blazevic

La maledizione Rom

Chi sei tu?
Guarda dentro i miei occhi e vedrai il cielo.
Guarda la mia anima e vedrai uno spirito libero.
Guarda i miei piedi e vedrai la strada da dove sono venuto.
Sono quello che cacciavano dall’India con la maledizione che diceva: “Tu non ti fermerai mai nello stesso posto due volte.
Non berrai mai due volte dalla stessa sorgente
camminerai sulla faccia della terra per sempre”.
Guardami e vedrai l’uomo che è nato dentro un carro che ancora va avanti.
Sono un uomo, sono uno zingaro.

Da RICORDI di Antun Blazevic

venerdì 5 dicembre 2008

Il contagio della felicità

Una ricerca dimostra come la gioia passa di persona in persona
di ELENA DUSI

La felicità non riesce a stare sola. Traspare dagli occhi, trasuda nelle mani, vibra nel corpo e alla fine come un virus scappa e si trasmette a chi si trova accanto. E c'è un gruppo di scienziati che ha provato a disegnare una mappa del "contagio", chiedendo a 5mila individui, per ben vent'anni di seguito, quanto si sentissero felici, facendo il riscontro con mogli, fratelli, amici e vicini di casa. A furia di unire puntini colorati (le persone, ognuna con il suo punteggio del buon umore) si è formato sul tavolo dei ricercatori americani un disegno che sembra quello di una mano innervata da vasi sanguigni. Ogni pulsazione della felicità parte da un punto e si trasmette come un fluido lungo tutto l'organismo.

Non tutto è rose e fiori, ovviamente. Anche il contagio segue le sue regole, e gli autori della ricerca "La diffusione della felicità in un'ampia rete sociale di individui", pubblicata oggi sul British Medical Journal, ne hanno individuate alcune. La legge del contagio, per iniziare, non sembra funzionare fra colleghi.

Il luogo di lavoro è come un cuscinetto che blocca il flusso di felicità da un individuo all'altro" spiegano James Fowler dell'università della California a San Diego e Nicolas Christakis dell'Harvard Medical School. I due (sociologo il primo, un medico specializzato nel rapporto fra umore e salute il secondo) sono gli autori di uno studio che ha scavato fra montagne di dati, interviste e fatti personali relativi a 5.124 persone negli Stati Uniti.

Nonostante il successo dei gruppi su Internet - è la seconda regola del contagio - le emozioni positive non sono capaci di viaggiare né in rete né via telefono. Come un virus vero e proprio, la felicità per trasmettersi ha bisogno del contatto fisico. E questo ci riporta un po' più indietro nella nostra scala evolutiva, ai tempi in cui la tecnologia delle comunicazioni non aveva ancora messo le ali. "Molte delle nostre emozioni si trasmettono attraverso i segnali del corpo, e il viso ha un ruolo principe in questo", spiega Pio Ricci Bitti, che insegna psicologia all'università di Bologna e ha studiato la comunicazione dei sentimenti tra gli uomini.

"Il contagio dipende probabilmente dal meccanismo dell'empatia e dei neuroni specchio. Quando osserviamo una persona manifestare un sentimento, nel nostro cervello si attivano le stesse aree che sono "accese" in quel momento nel cervello dell'interlocutore".

Nell'ultimo decennio lo studio dei neuroni specchio - iniziato in Italia, a Parma, dal neuroscienziato Giacomo Rizzolatti - ha aiutato molto a spiegare come avviene la condivisione delle emozioni e come individui diversi possano entrare "in sintonia". I detrattori di questa teoria sostengono che il meccanismo dell'empatia (negli uomini come negli animali) scatti solo quando osserviamo un altro individuo muoversi. Ma se consideriamo i gesti che una persona compie con il viso e il resto del corpo quando è felice, non è difficile completare il salto dai movimenti del corpo alle emozioni della mente. "E non solo la gioia può trasmettersi in questo modo. Pensiamo alla commozione e al pianto, quanto rapidamente invadono un gruppo di persone riunite insieme", aggiunge Ricci Bitti.

Commozione e felicità viaggiano veloci tra gli uomini. Non così avviene invece per la tristezza, che nella mappa dei ricercatori americani rimane confinata in piccoli bacini privi di emissari. A tutte le loro conclusioni, Fowler e Christakis hanno dato anche un riscontro numerico. Una persona che abbia un amico, parente o partner felice ha una probabilità di essere anch'egli soddisfatto più alta del 9 per cento rispetto alla media. Stare invece accanto a un individuo depresso fa aumentare l'umore grigio solo del 7 per cento.
...
L'amico dell'amico dell'amico di una persona sorridente, pur non sapendolo, è infatti più felice anche grazie a lei. "Qualcuno che non conosciamo e non abbiamo nemmeno mai incontrato (conferma Fowler) può influenzare il nostro buon umore più di cento banconote nelle nostre tasche. È incredibile quanto potere abbiano le persone che ci vivono accanto". (5 dicembre 2008)

da La Repubblica.it - Scienze & Ambiente

mercoledì 19 novembre 2008

Il viaggiatore

Buon giorno a te mondo, di nuovo ci vediamo perché devo riprendere il mio viaggio dentro le tue viscere.
Buon giorno a te fiume e di nuovo ti ringrazio che mi permetti a specchiarmi e vedere la mia faccia stanca ma felice.
Buon giorno a tutti voi che ho lasciato e quelli che incontrerò durante il l mio viaggio, a tutti che mi amano e odiano, buon giorno a voi belli e brutti.
Eco me di nuovo qui, al alba pronto per partire in ricerca di trovare la strada giusta verso i cuori degli essere umani.
Per dirvi che esisto, creato da Devla, per amare e di essere amato per quello che sono e non per quello che vorreste che io sia.
Buon giorno a tutti miei compagni di viaggio e a tutti voi che mi starete vicino durante la ricerca di un mondo migliore accompagnato dal sole, luna e le stelle, lavato dalla pioggia e asciugato dal vento.

Da RICORDI di Antun Blazevic

Non è mio

I figli che ho generato non sono miei. Mi sono stati affidati perchè li accompagnassi nel loro cammino per diventare adulti.

Gli amici che ho incontrato non sono miei. Mi sono stati donati perchè condividessimo gioie e difficoltà.

I soldi che guadagno non sono miei. Mi vengono affidati perchè con essi la famiglia che mi è stata donata possa vivere onestamente e perchè io possa condividerli con chi è meno fortunato di me.

E non sei mio neanche tu, con il quale desidero essere compagna di viaggio, perchè io possa imparare che è solo donando con generosità che si può essere felici.